Tumore alla prostata, scoperti i batteri resistenti ai trattamenti

Tumore alla prostata, scoperti i batteri resistenti ai trattamenti

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Sanitadomani.com – PADOVA: Nella lotta contro il tumore alla prostata, potrebbe arrivare in auto un meccanismo riscontrato nell’intestino. Questa patologia è uno dei tumori maligni più frequenti nell’uomo: sono circa 35mila i casi diagnosticati ogni anno in Italia. Per fortuna, la prognosi è spesso positiva: a 5 anni, il tasso di sopravvivenza è superiore al 90 per cento.

Ovviamente l’obiettivo della ricerca scientifica è quello di migliorare sempre i risultati, e in quest’ottica un nuovo studio italiano ha fatto un ulteriore passo avanti. Il professor Andrea Alimonti, oncologo di fama internazionale, ha guidato un team internazionale che coinvolgeva l’ Istituto Veneto di Medicina Molecolare, l’Istituto Oncologico di Ricerca, l’Institute of Cancer Research di Londra e Università di Padova; quest’ultima era capofila.

Il meccanismo dell’intestino che può contrastare il tumore alla prostata

Per i casi di tumore alla prostata che richiedono un trattamento, vengono usati farmaci che bloccano la produzione di androgeni. Sono infatti gli ormoni maschili a rappresentare l’elemento principale che stimola la proliferazione delle cellule tumorali.

Solitamente, i medici riscontrano una buona risposta a questi trattamenti nelle fasi iniziali, tanto da registrare un blocco del cancro. Ma in seguito, il tumore alla prostata diventa resistente a questo approccio terapeutico; iene definito cancro alla prostata resistente alla castrazione. La prognosi diventa allora spesso infausta.

In questo settore si inserisce la scoperta fatta dal gruppo di studio. I ricercatori hanno identificato

un meccanismo legato al microbioma intestinale, che influisce sulla resistenza del tumore alla prostata alla terapia anti-androgena.

La scoperta dei ricercatori

Il team ha potuto dimostrare, sia in alcuni modelli animali che nell’essere umano, che il microbioma si arricchisce di particolari specie di batteri proprio nei soggetti che mostrano una resistenza alle terapie anti-androgeniche.

“Queste specie batteriche – spiega Alimonti – sono in grado di produrre androgeni partendo da alcuni precursori metabolici. Così facendo, stimolano la crescita tumorale nei pazienti; anche quando le terapie medicamentose sono state in grado di eliminare gli androgeni prodotti dai testicoli e dalle ghiandole surrenali”.

Inoltre, i ricercatori hanno dimostrato l’esistenza nei pazienti sia di batteri che favoriscono la resistenza al trattamento, sia di batteri che invece riescono a contrastare questo meccanismo. Ovviamente, questo significa poter creare le condizioni per combattere al meglio il tumore alla prostata.

 

“La nostra scoperta – dice Alimonti – apre quindi la possibilità a strategie terapeutiche, che grazie alla manipolazione del microbioma, potrebbero annullare lo sviluppo di specie batteriche produttrici di androgeni. Stiamo già cercando partner industriali che siano disposti a darci una mano per verificare se questo sogno sia realizzabile”.

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