Payback sui dispositivi medici: preoccupazione per il settore sanitario

Payback sui dispositivi medici: preoccupazione per il settore sanitario

Tavola rotonda a Roma organizzata da NOESI

Il meccanismo è stato introdotto per arginare lo sforamento del tetto di spesa da parte delle Regioni ma potrebbe mettere in ginocchio un intero comparto; a rischio 112mila posti di lavoro

sanitadomani.com – ROMA: Slittamento della data prevista per effettuare il rimborso e uno sconto collettivo per aiutare le imprese, ma ancora non basta. Le conseguenze del payback sui dispositivi medici possono essere davvero devastanti e da tempo le aziende e le associazioni di categorie lanciano l’allarme. Il rischio è che vada in crisi un intero comparto con la conseguente chiusura di molte aziende e la perdita del posto di lavoro per migliaia di persone.

Per affrontare il tema la società di consulenza NOESI ha organizzato al MoMec (Montecitorio Meeting Centre di Roma) l’evento dal titolo “Payback sui dispositivi medici: le ragioni del dissenso e la necessità di una soluzione comune”. Alla tavola rotonda hanno partecipato esponenti della politica, delle associazioni di stampo scientifico e delle associazioni di pazienti. Tutti uniti per sottolineare il bisogno di rivedere totalmente la normativa e in tempi brevi

Cos’è il payback sui dispositivi medici

Il meccanismo è stato introdotto per arginare lo sforamento del tetto di spesa da parte delle Regioni. In sintesi, se a fine anno una Regione ha investito più di quanto previsto per le spese sanitarie, il Governo chiede di ripianare il buco: da qui il payback sui dispositivi medici, che prevede che siano le aziende a restituire la cifra incassata “in eccesso”. E’ facile capire come questo meccanismo possa essere deleterio, soprattutto per le PMI ma anche per le grandi aziende.

In precedenza  la data di scadenza era stata fissata al 31 gennaio, poi è arrivata la deroga al 30 aprile. E in seguito  uno “sconto”: il Governo avrebbe trovato 1,1 miliardi di euro, dimezzando così l’importo dovuto dalle aziende. 

Tutte azioni che sono state apprezzate, ma che non bastano. Secondo i dati diffusi durante l’incontro organizzato da NOESI, il settore dei dispositivi medici comprende oltre 2.500 aziende di produzione e più di 1.600 società di distribuzione; a questo totale si aggiungono quasi 400 aziende di servizi. Se il payback dovesse restare in vigore molte di queste potrebbe chiudere. Significa che sono a rischio circa 112mila posti di lavoro e, inoltre, l’intera filiera ne risenterebbe.

Qualora il payback sui dispositivi medici fosse confermato anche per gli anni futuri, la produzione potrebbe drasticamente calare: un modo per le aziende di mettersi al riparo, comprensibilmente, ma un rischio altissimo per tutto il comparto della sanità pubblica

La preoccupazione da parte degli esponenti della sanità

Per questi motivi, la preoccupazione per la situazione coinvolge non solo gli enti del settore ma anche le aassociazioni dei pazienti. Si teme una diminuzione della disponibilità dei dispositivi medici nelle strutture ospedaliere

I protagonisti dell’evento al MoMec

“Se si andasse incontro ad una carenza di dispositivi medici – ha detto Andrea Giovagnoni, Presidente SIRM, società italiana Radiologia Medica e Interventistica – dovremmo ripensare al livello di assistenza diagnostico e terapeutico del paziente acuto, cronico e dei programmi di screening che vedono coinvolta la diagnostica per immagini e la radiologia interventistica”.

“Il 95% della ricerca mondiale sui dispositivi medici è supportata dalle industrie – ha continuat Giovanni Esposito, Presidente GISE (società italiana cardiologia interventistica) – . Questo meccanismo rischia pertanto di costringere molte aziende ad applicare tagli su ricerca e innovazione, così come sulla formazione dei giovani medici, creando un danno enorme non solo ai pazienti ma anche al progresso tecnologico in un paese leader in questo settore come l’Italia”.

La speranza è che il Governo recepisca la richiesta: non sconti o dilazioni ma l’eliminazione del payback sui dispositivi sanitari. 

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