La scienza contro la sclerosi multipla

La scienza contro la sclerosi multipla

INDIVIDUATA UNA PROTEINA SPIA

Il risultato di una ricerca di livello internazionale ha mostrato il suo potenziale nel rilevare l'attività della malattia clinicamente silente e prevedere la probabilità di maggiori ricadute future e di peggioramento della disabilità delle persone colpite dalla grave malattia invalidante

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Sanitadomani.comLa risposta alla purtroppo diffusissima sclerosi multipla, patologia ancora senza cure efficaci e dal decorso spesso imprevedibile, potrebbe essere nascosta in una sigla: NfL.
La ricerca di un biomarcatore per prevedere l’attività e la progressione della sclerosi multipla progressiva, e per monitorare la risposta alle terapie rimane una sfida, ma si sta profilando un nuovo filone di ricerca.
Riguarda la cosiddetta catena leggera dei neurofilamenti, appunto gli NfL, una proteina che può segnalare un danno neuronale come quello che avviene nella sclerosi multipla, e che può essere analizzata con un esame del sangue.

GLI STUDIOSI INTERNAZIONALI
INTERESSATI ALLA SCOPERTA

Proprio su questo si basa uno studio pubblicato su Lancet Neurology da un gruppo di studiosi dello Swiss Multiple Sclerosis Cohort guidato da Jens Kuhle, (MS Center, University Hospital Basel, in Svizzera), sostenuto dalla International Progressive MS Alliance, un’iniziativa globale senza precedenti che riunisce l’eccellenza della ricerca a livello mondiale e di cui AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) con la sua Fondazione è un membro fondatore.

I TEST ESEGUITI CON SUCCESSO
SU PERSONE SANE E PAZIENTI 

Il team di ricerca ha analizzato migliaia di campioni di sangue di persone sane e con sclerosi multipla ed ha elaborato un modello statistico per identificare valori aumentati della catena leggera dei neurofilamenti (NfL) nelle persone ammalate.
Questo modello ha mostrato il suo potenziale nel rilevare l’attività della malattia clinicamente silente e prevedere la probabilità di maggiori ricadute future e di peggioramento della disabilità.

CONTROLLANDO L’NFL
SI VALUTA LA TERAPIA
Inoltre il team ha scoperto che i cambiamenti dei valori di NfL consentono di misurare la risposta alla terapia delle persone trattate.
Utilizzando vaste risorse di campioni di sangue conservati in una banca dati di 5.390 persone con oltre 10.000 campioni provenienti da Europa e Stati Uniti, il  team ha stabilito i livelli di neurofilamenti (NfL) considerati normali in diversi gruppi di età, scoprendo che generalmente aumentano di circa il 2% ogni anno, con un ritmo più rapido dopo i 50 anni di età circa.

L’IMPORTANTE RISULTATO
RILANCIA LA RICERCA
Sono in corso ulteriori ricerche per comprendere ulteriormente in che modo i livelli di NfL nel sangue possono essere influenzati da altre condizioni mediche, se i livelli di NfL sono sostanzialmente diversi nelle diverse popolazioni e come questo biomarcatore possa essere utilizzato come misura dell’efficacia negli studi clinici, il tutto gestito anche grazie ad una piattaforma online su cui vengono condivisi i risultati ottenuti.

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