Ingegneria chirurgica in sala operatoria

Ingegneria chirurgica in sala operatoria

I chirurghi dell'Ospedale Rizzoli di Bologna risolvono un serio problema di funzionalità della caviglia di un paziente progettando e realizzando con la stampante 3D il 'pezzo di ricambio' da impiantare: intervento riuscito!

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Ingegneria chirurgica in sala operatoria
Sanitadomani.com – Bologna.
La tecnologia computerizzata e robotica continua ad entrare con prepotenza nelle sale operatorie.
Questa è la volta dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna dove nei giorni scorsi si è trattata per la prima volta una lesione osteocondrale (degenerazione ossea) della caviglia utilizzando un dispositivo realizzato con una stampante 3 D.

Il danno alla cartilagine articolare e all’osso sottostante generalmente conseguente a un trauma distorsivo è stato infatti risolto attraverso un intervento di chirurgia personalizzata (custom-made), che permette  la realizzazione di dispositivi o protesi ad hoc, in grado cioè di rivestire o sostituire la sezione danneggiata in base all’anatomia e alle esigenze di ciascun paziente.
In questo caso è stato realizzato un dispositivo a forma di bottone, costituito di parti di lega di cromo-cobalto, titanio e idrossiapatite, e anche lo strumentario chirurgico necessario per l’intervento. 
Successivamente, il suddetto dispositivo è stato impiantato con successo nella caviglia del paziente, in sostituzione della cartilagine e dell’osso subcondrale lesionati. 

A partire dalle immagini TC e RMC dell’articolazione, il Prof. Stefano Zaffagnini (Direttore della Clinica Ortopedica e Traumatologica II) e il Dr. Massimiliano Mosca (responsabile della Struttura Semplice della caviglia e del piede della II Clinica) in collaborazione con il Prof. emerito Niek van Dijk (Università di Amsterdam – AMC Hospital) hanno provveduto a impiantare il nuovo elemento costruito e personalizzato per riattivare la funzionalità dell’arto danneggiato.

Protagonista dell’intervento al Rizzoli un paziente affetto da una un esteso e profondo danno alla caviglia, il cui trattamento chirurgico precedente non aveva dato risultati.

Questo tipo di intervento rende infatti possibile il trattamento della lesione osteocondrale della caviglia anche a quell’ampio gruppo di persone che rimaneva escluso dalle terapie maggiormente utilizzate (conservativa, rigenerativa, chirurgica) a causa dell’età, dell’entità della lesione, o di altre esigenze fisiche.

Nella foto in alto, da sx:  Stefano Zaffagninim Niek van Dijk e Massimiliano Mosca

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