Tetraplegico scrive ‘col pensiero’ grazie all’intelligenza artificiale

Tetraplegico scrive ‘col pensiero’ grazie all’intelligenza artificiale

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Sanitadomani.com – ESTERI: Immaginare di scrivere e vedere le parole apparire sul computer, è l’esperienza che ha provato un uomo con tetraplegia grazie a uno studio alla Standford University.
Protagonista un 65enne, le cui generalità sono nascoste dietro l’acronimo T5, paralizzato dal collo in giù dal 2007 in seguito a un incidente stradale.

L’uomo non ha più nessun movimento ad esclusione di quelli del viso.
Eppure, grazie all’intelligenza artificiale e ai progressi della tecnologia in campo medico, è riuscito a scrivere al computer semplicemente pensando di farlo.

Il macchinario utilizzato è al momento solo un prototipo; ci vorrà del tempo perché sia a disposizione di tutti. Ma resta un grande passo avanti della ricerca. 

Rendere possibile la scrittura a chi ha una tetraplegia

Lo studio dei ricercatori dell’università californiana, guidati da Frank Willet, ha l’obiettivo di sfruttare l’intelligenza artificiale per fornire autonomia alle persone con tetraplegia o malattie neuro muscolari degenerative.
La macchina, quindi, potrebbe arrivare dove il corpo non riesce.

In questo caso, i i ricercatori hanno installato due microchip, grandi più o meno come un’aspirina, nell’emisfero sinistro di T5.
Ogni microchip è dotato di 100 elettrodi
, per captare gli impulsi elettrici generati dal pensiero.
Gli scienziati infatti hanno scoperto che il cervello dell’uomo continuava a produrre una attività neuronale precisa per ogni lettera e segno grafico che lui immaginava di fare.
Nonostante gli oltre 10 anni di inattività dei muscoli, le informazioni erano ancora memorizzate a livello cerebrale.

Il compito di T5 era quello di pensare di scrivere su un foglio di carta, tenendo in mano la penna.
L’uomo ha dichiarato che aveva davvero la sensazione di muovere la mano mentre tracciava le lettere, addirittura si è accorto che, se pensava di tracciare lettere più piccole, scriveva – mentalmente – più velocemente.

Il funzionamento dei microchip

Nel frattempo, i microchip compivano il loro lavoro. Rilevavano gli impulsi elettrici e li trasformavano in segna grafici corrispondenti.
E’ a questo punto che entra in campo l’intelligenza artificiale: trasforma la grafia umana in lettere stampate, riprodotte su uno schermo.

Lettera dopo lettera, parola dopo parola, quello che T5 pensava è diventato una frase su un computer.
La velocità di scrittura è stata di 18 parole al minuto; un successo incredibile, se si pensa che una persona digita mediamente 23 parole al minuto con uno smartphone.

Anche il livello di accuratezza è stato altissimo: 94 per cento di corrispondenza fra la parola pensata e la riproduzione grafica.
Percentuale che aumenta al 99 per cento introducendo il correttore automatico.

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