Protesi al ginocchio: il paziente cammina già in sala operatoria

Protesi al ginocchio: il paziente cammina già in sala operatoria

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sanitàdomani.com – SAN DONA’ DI PIAVE: Sottoporsi a una protesi al ginocchio e uscire dalla sala operatoria camminando. Non è un obiettivo della medicina del futuro, ma quanto ottiene abitualmente il dottor Nicola Marzano, chirurgo ortopedico specialista esclusivo del ginocchio, con tutti i suoi pazienti. E ormai da diversi anni.

Alla base del metodo di recupero ultra rapido c’è un processo, testato ed efficace, di coinvolgimento del paziente stesso, fin da prima dell’operazione. Una squadra, composta dall’équipe medica da una parte e dai pazienti e i loro familiari dall’altra, che ottiene risultati straordinari. Un’eccellenza pressoché unica in Italia e fra pochissimi esempi nel mondo.

Il dottor Marzano opera con la propria équipe alla Casa di cura Rizzola di San Donà di Piave, clinica convenzionata con il Sistema Sanitario nazionale. Qui ormai arrivano pazienti da tutta Italia, spesso sul passa parola di chi ha già vissuto l’esperienza. Ad interessarli, la rassicurazione di un recupero velocissimo, quasi immediato.

Uscire dalla sala operatoria con le proprie gambe

Non è tanto la tecnica operatoria a fare la differenza, ma il processo di recupero.  “Dal punto di vista prettamente chirurgico, io opero come i miei colleghi – spiega il professore -. Posso forse avere una maggior esperienza, perché mi sono specializzato proprio nel ginocchio e quindi ho raggiunto un numero elevato di interventi. Ma non è quello che fa davvero la differenza. E’ l’attenzione al paziente, e la sua modalità di recupero”.

L’operazione di protesi al ginocchio del dottor Marzano si avvale dell’anestesia spinale. A fine intervento, il paziente viene svegliato e messo in piedi. Letteralmente. Muove i primi passi a fianco del letto operatorio con le stampelle, assistito dal dottor Marzano e dal resto dell’equipe. La dottoressa Veronika Pasetti, specialist del gruppo, riprende col cellulare il momento e provvede, in tempo reale, a informare i parenti, soprattutto in questo momento in cui il Covid li tiene lontani dall’ospedale.

Dopo i primi momenti di “cammino”, il paziente raggiunge la stanza in autonomia, assistito dal dottor Marco Masciangelo, ortopedico e secondo operatore durante l’intervento. Dopo poche ore i pazienti, sempre con le stampelle e sotto la supervisione del personale medico e infermieristico, affrontano le scale.

E dopo circa 72 ore dall’operazione, sono pronti per rientrare al loro domicilio.

L’anestesia perfettamente calibrata

Da sinistra: la dottoressa Pasetti, il dottor Tsamis, il dottor Marzano e il dottor Masciangelo

Il ruolo dell’anestesista diventa quindi determinante, ecco perché il dottor Marzano lavora con un anestesista di fiducia. Non si tratta solo di scegliere un professionista capace e competente, condizioni date per scontate ogni volta che si entra in una sala operatoria. Ma di lavorare a  stretto contatto con persone che conoscono le dinamiche dell’intervento.

Il dottor Marzano da anni lavora con Elias Tsamis, specialista in anestesia e rianimazione. Il suo compito è quello di dosare l’anestesia secondo i tempi dell’operazione, in modo da permettere una ripresa immediata della sensibilità e della mobilità

La riunione con i pazienti prima della protesi al ginocchio

Il lavoro di recupero comincia già prima dell’operazione. Il giorno prima dell’intervento, i pazienti incontrano l’equipe al completo e ricevono tutte le informazioni su ciò che avverrà, da come viene effettuata l’anestesia alla gestione della ferita nel post operatorio.

Hanno così la possibilità di fare domande e confrontarsi con gli altri. E’ un modo per diminuire la paura e la tensione, e affrontare l’intervento chirurgico in un clima più sereno.

“Avere paura è umano – continua il dottor Marzano – ma abbiamo imparato che coinvolgere le persone dando loro tutte le informazioni possibili li tranquillizza parecchio. Conquistare la loro fiducia significa avere dei pazienti più attenti e collaborativi, e responsabilizzati quando torneranno a casa. E’ sempre il paziente il protagonista, deve sentirsi come tale”.

Quindi non una divisione tra il chirurgo che si occupa della sola operazione, e il paziente che attende la data prescelta e poi segue le indicazioni da solo. E’ una squadra che lavora insieme per un obiettivo: guarire bene e in fretta. Come sostiene provocatoriamente il medico “ieri”.

“L’obiettivo ultimo? Che la protesi al ginocchio diventi una parentesi all’interno di una giornata, per poi tornare alla propria attività – conclude il professore.

 

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