Nuova figura sanitaria: infermiere di famiglia

Nuova figura sanitaria: infermiere di famiglia

Riconosciuto il ruolo dell'infermiere professionale

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Sanitadomani.com Una nuova sigla si affaccia nel mondo della medicina di famiglia.

E’ Ifec, Infermiere di famiglia e comunità.

«In quest’anno e mezzo di pandemia gli infermieri hanno fatto un lavoro immenso e abbiamo toccato con mano la necessità di implementare la medicina del territorio.

Affiancare ai medici di famiglia anche gli infermieri di famiglia si tradurrà in servizi migliori per i cittadini che non dovranno più ricorrere al privato o agli ospedali per procedure semplici che possono esser fatte a casa».

Questo il concetto alla base del Ddl avanzata a giugno 2019 da Rino Marinello.
Il provvedimento legislativo è stato adottato in questi giorni dalla Commissione Igiene e Sanità del Senato.

Di fatto si istituisce la figura dell’Infermiere di famiglia e disposizioni in materia di assistenza infermieristica domiciliare.
Il relatore del Disegno di Legge è stato il senatore Giuseppe Pisani

Un riconoscimento tanto atteso


Una figura importante a cui spetterà una serie di competenze altrettanto significative.
 Il loro ambito professionale sarà quello di identificare e valutare lo stato di salute ed i bisogni degli individui e delle famiglie. 
Anche pianificare ed erogare assistenza a famiglie che necessitano di interventi specifici. 
Persino promuovere la salute di soggetti, famiglie e comunità. 
Non di meno impegnativa sarà la funzione di sostenere ed incoraggiare singoli e famiglie a partecipare alle decisioni relative alla loro salute.
 
Ma non finisce qui!

 
All'infermiere professionale va il compito anche di applicare la conoscenza di diverse strategie di insegnamento e di apprendimento e di partecipare ad attività di prevenzione.
 Altrettanto delicato sarà il loro dovere di curare la formazione continua e di pianificare e realizzare interventi di educazione sanitaria su stili di vita ed aderenza a piani terapeutici e riabilitativi.
 
La legge che taglia il traguardo prevede anche la loro partecipazione alla ricerca epidemiologica e clinica "in relazione a specifici obiettivi conoscitivi ed assistenziali.
Resta aperta la questione, non certo secondaria, legata all’inquadramento professionale in dipendenza o in convenzione, su cui è aperto il dibattito tra gli stessi sindacati professionali.
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