Terapie anticancro; dieta con fibre aiuta a rispondere meglio

Terapie anticancro; dieta con fibre aiuta a rispondere meglio

Sanitadomani.com – MILANO: Una sana alimentazione è uno degli alleati per diminuire il rischio di tumore, e oggi si scopre che è anche un alleato delle terapie anticancro. Quanto meno, lo è una dieta ricca di fibre. La notizia arriva da una ricerca americana, apparsa sulla rivista scientifica Science; vi ha partecipato anche lo IEO, Istituto Europeo di Oncologia.

Terapie anticancro: l’aiuto arriva dalle fibre a tavola

I pazienti sottoposti a immunoterapia per melanoma rispondono meglio alle terapie anticancro se seguono una alimentazione che contiene molte fibre. I ricercatori che hanno fatto questa scperta lavorano all’Anderson Cancer Center (a Houston, in Texas). Per arrivare a questa conclusione, hanno esaminato i dati di 438 pazienti, tutti sottoposti a immunoterapia per melanoma metastatico.

In particolare hanno preso in esame la composizione del loro microbiota (l’insieme dei microrganismi simbiotici presenti naturalmente all’interno dell’intestino) e le caratteristiche clinico-patologiche. I pazienti hanno compilato dei questionari illustrando il loro stile di vita e soprattutto le abitudini alimentari.

I medici hanno valutato radiologicamente la risposta terapeutica all’immunoterapia su 293 pazienti; di costoro, per 193 la riposta è stata positiva. E proprio in questo sottogruppo è emerso che 128 di loro (pari al 66 per cento) assumevano una quantità di fibre maggiore rispetto alla media.

 L’importanza del microbi iota intestinale

La salute dell’intestino è fondamentale per il sistema immunitario. E per la salute dell’intestino, importantissimo è il microbiota intestinale, l’insieme dei microorganismi che popolano il tratto gastrointestinale.

Ha una funzione “immunomodulante”, che gioca un ruolo decisivo nella risposta dell’organismo alle cure oncologiche, immunoterapia su tutte.

“Ancora non conosciamo tutti i dettagli di come questo avvenga – spiega Luigi Nezi, direttore dell’Unità di “Microbiome and antitumor immunity” dello IEO e tra gli autori dello studio. – Il nostro studio ha offerto delle prime risposte. Sappiamo che la composizione del microbiota, oltre che a fattori genetici, è legata allo stile di vita dell’individuo; è quindi influenzata da molteplici fattori esterni come stress, attività fisica e dieta. Noi ci siamo concentrati su quest’ultima, focalizzandoci sull’assunzione di fibre, che sappiamo essere regolatori essenziali della flora intestinale”.

In questo modo i ricercatori hanno rilevato il legame tra l’elevato contenuto di fibre nella dieta e la positiva risposta dell’organismo alle terapie anticancro. “ È importante sottolineare – continua il dottor Nezi – come la migliore risposta clinica sia stata accompagnata da un cambiamento della composizione e struttura del microbiota intestinale; questo acquisisce tratti simili a quelli osservati nei pazienti abituati ad una dieta ricche di fibre.”

Probiotici come supporto alle terapie anticancro?

Da questo punto parte il dibattito sui proboitici; a domanda è se possono essere un valido supporto all’immunoterapia. E i dati hanno dato una risposta: non è così. Anzi, i probiotici potrebbero in qualche modo compromettere la risposta del fisico alle terapie.

“La caratteristica del microbiota intestinale forse più strettamente legata ad una migliore risposta all’immunoterapia è la diversità – spiega il diretto -. Questa influenza sia la capacità di istruire il nostro sistema immunitario sia di complementare le attività metaboliche necessarie per mantenere uno stato di salute ottimale. In modo un po’provocatorio, ci siamo dunque chiesti se l’assunzione di generici supplementi probiotici non potesse turbare l’equilibrio dinamico dell’ecosistema intestinale; e, in ultima istanza, compromettere la risposta all’immunoterapia. Come per le fibre, anche in questo caso i dati clinici raccolti dai pazienti hanno confermato la nostra ipotesi. Inoltre, il fatto che l’aggiunta di alcune formulazioni probiotiche non fosse in grado di migliorare la risposta all’immunoterapia neppure nel modello animale, ci ha indotto ad una profonda riflessione.”

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