Patologia cardiaca congenita: operato a 80 giorni di vita

Patologia cardiaca congenita: operato a 80 giorni di vita

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Sanitadomani.com – MILANO: Una patologia cardiaca congenita porta in sala operatoria dell’Irccs Policlinico San Donato un neonato, il più piccolo al mondo a sottoporsi a una ablazione a tre vie.  Un intervento salvavita assolutamente necessario, visto che il cuore del piccolo arrivava a far registrare oltre 250 battiti al minuto.

La causa è la patologia cardiaca chiamata sindrome di Wolff Parkinson White, che lo ha portato a stare in terapia intensiva fin da quando è venuto al mondo. Inoperabile, lo hanno definito i medici in Macedonia, suo Paese di origine. Finché la famiglia è riuscita a portarlo a San Donato dove, dopo soli 80 giorni di vita, ha affrontato l’operazione chirurgica.  E’ il secondo più piccolo ad affrontare una ablazione in tutto il mondo.

Wolff Parkinson White, la patologia cardiaca congenita

Andrei, così si chiama il bimbo, è nato a Skopje, capitale della Macedonia. I disturbi si sono presentati subito, ma i medici non riuscivano a fare una diagnosi esatta. Solo il terzo ospedale contattato dai genitori ha dato un responso: grave patologia cardiaca congenita. Purtroppo i cardiologi del luogo più che dare il nome corretto non potevano fare, non avendo il personale specializzato per affrontare un simile caso.

La sindrome di Wolff Parkinson White infatti può essere curata con una ablazione, ma è un trattamento difficilissimo da fare su un neonato. In sostanza, un cuore sano è attraversato da un solo filo elettrico, cosa che consente un battito regolare; nei soggetti che presentano questa patologia congenita i fili sono tre. Per questo la frequenza aumenta a livelli altissimi. Si stima che 1 bambino ogni 5mila presenti questa malattia cardiaca.

La difficoltà dell’intervento

I genitori non volevano arrendersi, ma non trovavano nessuno che affrontasse l’operazione; troppo rischiosa, per l’età del neonato e la complessità della aritmia.

La prassi prevede di trattare questi soggetti con cure farmacologiche, e attendere i 16 anni prima di affrontare l’intervento; con tutti i rischi e l’abbassamento della qualità di vita che questo comporta. Ma i quadro clinico di Andrei era troppo complesso anche per questa via: il bambino non aveva davanti a sé così tanto tempo.

La speranza è arrivata dall’Italia. I genitori hanno contattato Carlo Pappone, responsabile dell’Unità operativa di Aritmologia clinica e del Laboratorio di Elettrofisiologia del San Donato; è lui che ha preso in carico il paziente e ha guidato l’intervento con Gabriele Vicedomini, Giuseppe Ciconte e Tommaso Aloisio.

La famiglia ha affrontato un viaggio grazie a un fondo governativo macedone e Andrei è arrivato con un aereo militare.

Per l’intervento, l’équipe medica ha utilizzato sondini di piccolissime dimensioni; ha mappato le tre vie accessorie atrioventricolari, poi ha effettuato l’ablazione. “La provvidenza ha mosso e ispirato le mie mani ridando la vita a questo neonato. Sono questi – dice il professore -. I momenti in cui un medico scopre di essere importante e utile”.

L’intervento è perfettamente riuscito e il piccolo è pronto a rientrare in patria.

 

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