Ospedali nel caos, interviene il Governo

Ospedali nel caos, interviene il Governo

ACCESSO UNIVERSITARIO E IL CONTRATTO?

Arriva la notizia ufficiale che i ministri del Governo Meloni hanno avviato i lavori per definire i criteri di accesso alle facoltà di medicina e alle specializzazioni. Un'azione politica conseguente alla grave e pessima situazione organizzativa e funzionale che colpisce medici, infermieri e pazienti. Siamo alle soglie dall'implosione del sistema sanitario nazionale. Il passo mosso dal Governo è significativo ma va considerato solo come il primo ed indispensabile. Nell'immediato devono seguirne altri che, coraggiosamente, affrontino la radicale riorganizzazione dell'intera rete assistenziale nella quale sono imbrigliati sia il personale sanitario, sia i pazienti. Necessario rivedere, in primis, la logica contrattuale e gli aspetti meritocratici: cosa e chi distingue oggi un'infermiera o uno specialista che, anche sino a 12 ore al giorno, corre a destra e a manca curando e assistendo con abnegazione i propri pazienti rispetto ad altri colleghi che magari fanno sì il loro dovere, ma con il ritmo della tartaruga e con l'orologio in mano?

Sanitadomani.com – MILANO. Dal Governo arriva una boccata d’ossigeno sul panorama sanitario nazionale.
Da ieri si è infatti iniziato a lavorare per rimodulare i criteri di accesso (oggi a numero chiuso) alla facoltà di medicina.
Un passo politico riformatore fondamentale, ma non certo risolutivo per affrontare i malesseri della sanità pubblica nel suo insieme.

Avere più medici di medicina generale e specializzati non significa infatti risolvere in toto il problema della sanità.
Quando la riforma sarà definita si tratterà solo di una tessera fondamentale nel complesso e complicato mosaico del mondo ospedaliero che necessita di tanto altro.

ALL’ESTERO PAGA DOPPIA
E SEI ANCHE RISPETTATO…

I futuri dottori, infatti, anche se più numerosi, saranno liberi di andarsene a lavorare in Inghilterra o in Germania se non in Lussemburgo dove lo stipendio è quasi il triplo di quello italico e ciò che non ha prezzo è il rispetto della persona che, in confronto all’Italia, assume un valore inestimabile.
Va bene, quindi, la riforma universitaria, ma, se non si fa ripartire la macchina della sanità pubblica, le nostre strutture di cura continueranno a bandire concorsi ai quali non si presenterà nessuno o quasi.
E’ indispensabile pertanto una radicale riforma del sistema sanitario a cominciare subito dal cuore degli ospedali: i pronto soccorso.

NO RIFORME D’EMERGENZA
MA SOLUZIONI RAGIONATE

Se in questi luoghi di prima cura e spesso di emergenza – come suggeriscono i medici più esperti – vi fosse una visione d’insieme con un organico composto da équipe polispecialistiche (dal cardiologo all’ortopedico) i pazienti avrebbero un’immediata diagnosi oggettiva e nei reparti verrebbero ricoverati solo quelli davvero bisognosi di cure specifiche.
Non come avviene oggi che lo specialista in servizio nei reparti venga consultato in pronto soccorso solo in occasione di una diagnosi dubbia.
Ma nemmeno va bene, come pensa qualche estroso direttore generale, dirottare nei turni di pronto soccorso il personale specializzato oggi in servizio nei vari reparti.
Assurdo ridimensionare ulteriormente reparti già in carenza di organico per tappare delle falle in un altro re
Lo specialista, già all’atto dell’assunzione, dovrebbe essere già collocato in pronto soccorso rimanendo nella medesima posizione anche se cambiasse ospedale.

CONTRATTO DI LAVORO
E LEALE MERITOCRAZIA

Se da una parte c’è, quindi, da capovolgere il sistema organizzativo partendo dall’accoglienza per le patologie emergenti, restando al passo con le esigenze della vita reale, dall’altra è necessario rimettere mano al contratto di lavoro di medici, infermieri e OSS, scandendo a chiare lettere mansioni, competenze, diritti e doveri di questi professionisti della sanità.
Cosa e chi distingue oggi un’infermiera o uno specialista che, anche sino a 12 ore al giorno, corre a destra e a manca curando e assistendo i pazienti rispetto ad altri colleghi che magari fanno sì il loro dovere ma con il ritmo della tartaruga? 

Elementi fondanti di un’attività importantissima, che, oggi, nelle strutture sanitarie pubbliche sono disattesi, interpretati o valutati soggettivamente dai manager sanitari politico-dipendenti, con conseguenti malcontento e disservizio.

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