Cancro dell’ovaio killer silenzioso

Cancro dell’ovaio killer silenzioso

SCOPERTA LA VULNERABILITÁ DEL CARCINOMA

Scoperto allo IEO un processo molecolare di sviluppo del tumore ovarico più aggressivo. I risultati sono stati pubblicati sull’International Journal of Cancer. "Abbiamo inoltre ottenuto dati molto interessanti, almeno potenzialmente, dal punto di vista terapeutico, scoprendo un punto vulnerabile del carcinoma ovarico" afferma il prof Ugo Cavallaro

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Sanitadomani.com E’ ritenuto un ‘killer silenzioso’ perchè spesso si manifesta solo quando oramai è troppo tardi. Ci riferiamo al tumore ovarico che colpisce indiscriminatamente tutte le donne ma, frequentemente, dopo i 60 anni di età.
Le forme di prevenzione rientrano nei sani stili di vita e nei puntuali controlli ginecologici con esami specifici.
La ricerca medico-scientifica fortunatamente non si ferma e ogni giorno compie significativi passi in avanti per individuare nuovi percorsi di cura sempre più efficaci.
Un gruppo di ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia, in collaborazione con ricercatori della Fondazione IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, ha identificato infatti una successione di mutazioni molecolari che sembrano causare la progressione del carcinoma ovarico più diffuso e più aggressivo.
I dati biologici ottenuti, dal forte potenziale terapeutico, sono stati di recente pubblicati sul
International Journal of Cancer

Lo studio sostenuto da Fondazione AIRC è stato coordinato da Ugo Cavallaro, Direttore dell’Unità di Ricerca in Ginecologia Oncologica dello IEO
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IL PERCORSO SCIENTIFICO
SEGUITO NELLO STUDIO

“Per individuare la ‘traiettoria’ del cancro ovarico noi abbiamo pensato a un approccio innovativo – spiega il prof Ugo Cavallaro – Dal tumore ovarico di una singola paziente abbiamo generato una serie di modelli sperimentali di tumore che ricapitolano ognuno un passaggio diverso della progressione della malattia.
Abbiamo così ottenuto il profilo genomico (del DNA) e trascrittomico (del RNA) dei vari modelli, in modo da ricavarne delle “firme” molecolari, vale a dire degli insiemi di mutazioni o di geni specificamente associati ai diversi modelli.
Utilizzando questa chiave abbiamo quindi interrogato i database mondiali che contengono i dati genetici di coorti numerose di pazienti con tumore ovarico.
Confrontando i nostri modelli con i dati contenuti in tali database, abbiamo scoperto che le firme molecolari individuate hanno potere prognostico, ovvero danno indicazioni sul processo biologico di evoluzione della malattia“.

QUEL CARCINOVA
E’ VULNERABILE

“Non solo, ma sembrano avere anche capacità predittiva, ossia possono dare indicazioni sull’efficacia dei trattamenti. 
In altre parole, le firme molecolari ottenute – chiarisce inoltre il prof Cavallaro –  tramite modelli sperimentali diversi ma derivanti da un unico tumore (e quindi un’unica paziente) hanno fornito informazioni cliniche estendibili anche ad altre pazienti, che includono la prognosi e la predizione della risposta alla chemioterapia.
Abbiamo inoltre ottenuto dati molto interessanti, almeno potenzialmente, dal punto di vista terapeutico, scoprendo un punto vulnerabile del carcinoma ovarico”.

Lo studio, che ha visto la collaborazione di altri ricercatori dello IEO guidati da Giuseppe Testa e dell’Istituto Mario Negri guidati da Raffaella Giavazzi, è stato condotto con il sostegno, oltre che di Fondazione AIRC, del Ministero della Salute e della Fondazione IEO-Monzino.

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