Clandestini ricoverati per restare in Italia

Clandestini ricoverati per restare in Italia

DUE MEDICI OSPEDALIERI IN MANETTE

medici e le altre persone indagate erano asserviti ad un'organizzazione che - secondo le prove raccolte dagli investigatori - aveva messo in atto un vero e proprio schema criminale.  Un cittadino albanese, infatti, aveva dato vita ad una sorta di 'turismo sanitario' spacciando propri connazionali per malati gravi. Con la compiacenza dei 'camici bianchi' ed altro personale ospedaliero italiano otteneva, quindi, il ricovero dei suoi 'clienti clandestini' a fronte di 4/6 mila euro di compenso.

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Sanitadomani.com Ci credereste che dei medici, degli infermieri, degli impiegati ospedalieri e di altre importanti istituzioni pubbliche potessero avere a che fare con degli albanesi per un traffico illecito di clandestini, di certificati e di farmaci? 
Non si tratta di una ‘fake news’, ma di una notizia tanto vera quanto sorprendente che emerge dai rapporti giudiziari.
Mesi di indagini della Squadra Mobile di Bergamo e dei Carabinieri dei NAS di Milano che, coordinate dal sostituto procuratore della repubblica della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano Silvia Bonardi, ha portato alla luce l’esistenza di un traffico di falsi malati albanesi, del ‘commercio’ di costosi e pericolosi farmaci, di ricette false e di mazzette per medici ed altri operatori sanitari.
A confermare la bontà delle indagini condotte dagli inquirenti è stato il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Milano, Sara Cipolla, che ha convalidato tutte le misure cautelari adottate contro le persone coinvolte nell’inchiesta.
In manette sono finiti due medici dell’Ospedale Uboldo di Cernusco sul Naviglio, il dott. Domenico Carriero e il dott. Domenico Paternicò.
Indagati anche Davide Luigi Vergani, impiegato dell’asst Fatebenefratelli di Milano, nonchè un cittadino albanese (Ndue Pulaj, 55 enne) e altri addetti sanitari di diverse strutture ospedaliere.

DUE MEDICI
IN MANETTE

I medici e le altre persone indagate erano asserviti ad un’organizzazione che – secondo le prove raccolte dagli investigatori – aveva messo in atto un vero e proprio schema criminale. 
Un cittadino albanese, infatti, aveva dato vita ad una sorta di ‘turismo sanitario’ spacciando propri connazionali per malati gravi.
Con la compiacenza dei ‘camici bianchi’ ed altro personale ospedaliero italiano otteneva, quindi, il ricovero dei suoi ‘clienti clandestini’ a fronte di 4/6 mila euro di compenso.
Resta da capire attraverso chi e come quest’uomo fosse riuscito a far diventare suoi complici anche i medici dipendenti dell’Ospedale

Questo cittadino extracomunitario (ricordiamo che l’Albania non fa parte della UE) operava sia per smerciare preziosi farmaci sul mercato degli stupefacenti, sia per far entrare suoi connazionali in Italia proponendo loro un servizio completo a ‘buon prezzo’.
Ecco i passaggi principali ricostruiti da Polizia, Carabinieri e Magistratura: 
1) farsi prescrivere, da un compiacente medico albanese, una diagnosi di tumore o di altra malattia gravissima;
2) pagare da 4 a 6 mila euro da corrispondere ai medici italiani e alla rete di loro ‘collaboratori; 
3) certezza del ricovero in Italia, considerata la gravità della malattia e l’urgenza delle cure salvavita;
3) garanzia del rilascio della tessera sanitaria italiana SSN e del relativo codice fiscale.

LA GANG OPERAVA
IN TANTI OSPEDALI

Gli ospedali interessati, sicuramente senza saperne nulla, sono numerosi e tra i più importanti della Lombardia.
E’ probabile che in queste strutture specialistiche, forse proprio dai due medici, venivano inviati i pazienti bisognosi di urgentissime cure salvavita.
Quando poi, però, i medici curanti, a seguito di costosi esami e accertamenti clinici (a spese del nostro SSN), accertavano che la diagnosi di quel paziente era infondata lo dimettevano subito. 
Ecco che l’ex moribondo albanese a questo punto era entrato in Italia ‘legalmente’ con tanto di tessera sanitaria e di codice fiscale. 
Oltre alle quattro strutture ospedaliere pubbliche ( a Bergamo, al Niguarda, al Fatebenefratelli di Milano e a Cinisello Balsamo) figurano, infatti, anche l’Humanitas di Rozzano, il prestigioso San Raffaele e persino lo IEO, Istituto Europeo di Oncologia. 
I reati contestati, sinora a 7 persone, sono molto gravi.
I due medici in manette sarebbero anche responsabili di aver prescritto farmaci come il  Clexane (un’eparina), l’ossicodone, il Fentanyl e la morfina
Tutte medicine che, utilizzate come droghe, finivano nel ‘mercato nero’ albanese dove erano rivendute a caro prezzo. 

 

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